Il ruolo del Museo “come dispositivo di produzione culturale” per lo sviluppo e la rigenerazione della comunità nel territorio

Nel corso degli ultimi due decenni, molti borghi italiani sono stati interessati da fenomeni di spopolamento che recentemente si sono sensibilmente intensificati, seppur in parte controbilanciati dai flussi migratori. Tale problema ha investito in modo significativo i piccoli paesi, ricompresi all’interno delle c.d. “aree interne”, che presentano profili di marginalità e di perifericità rispetto alle più grandi città.

Secret Meeting Place, 2019, Analog Chromogenic Photogram, Unique, on Fujiflex, 14 x 12 in, Framed (source: liznielsen.com)

Le cause dello spopolamento sono state comunemente individuate nella scarsa dotazione di servizi pubblici per le famiglie e per le imprese, unitamente alla inadeguatezza di molte infrastrutture moderne per lo più relative a trasporti, comunicazioni, ospedali e scuole. Tale carenza avrebbe determinato una riduzione degli investimenti privati, un peggioramento della già inadeguate opportunità di lavoro per i giovani, con più elevati livelli di conoscenza e capacità, nonché contribuito all’impoverimento e alla marginalizzazione delle comunità che nelle aree interne vivono.
A queste spiegazioni più generiche, che sebbene valide possono essere riferite a contesti anche diversi tra loro, si pensi ad esempio ai paesi sottosviluppati, è possibile affiancarne delle altre segnatamente più specifiche e che riguardano l’indebolimento dei processi di community development. Infatti, se adeguatamente supportati da una leadership pubblica diffusa e credibile, tali processi culturali e sociali possono contribuire a sviluppare iniziative protese a rafforzare i beni comuni attraverso la collaborazione tra soggetti.
Per il rafforzamento di questi processi nella prospettiva dello sviluppo delle comunità delle aree interne, di primaria importanza appare il ruolo delle agenzie culturali e in particolare quello dei musei civici. Tale tema è al centro di questo contributo.

I musei rappresentano un polo per la custodia e la valorizzazione dell’identità di una comunità, sono un centro di produzione culturale, un’agenzia educativa e di ricerca, nonché un attrattore turistico. Nella consapevolezza degli elementi che caratterizzano la complessità specifica del contesto in cui tale ruolo è esercitato, i musei civici possono intraprendere dei percorsi finalizzati ad accrescere la loro leadership locale e al contempo contribuire a potenziare la capacità di governance del territorio su determinati aspetti per sostenere lo sviluppo delle comunità.
Sostenere delle iniziative per lo sviluppo delle comunità è rilevante per quei paesi localizzati in aree interne. Infatti, il flusso di popolazione residente che ha abbandonato queste aree, come luogo di abitazione principale o prevalente, si è riversato in larga parte verso i più produttivi hub urbani. Tuttavia, tale processo ha generato potenziali crisi di sostenibilità in entrambi i contesti. Ad esempio il sovraffollamento, l’intolleranza, l’inquinamento, il consumo di suolo per la città; l’abbandono della campagna e della produzione agricola, le problematiche idrogeologiche, la riduzione di capitale umano e sociale nei contesti dei piccoli comuni che presentano anche caratteristiche rurali.

Paesaggio urbano e rurale in Molise (source: CNN)

In questo scenario di spopolamento, i piccoli borghi hanno cercato di innescare uno sviluppo socio-economico attraverso politiche pubbliche che avessero come baricentro la promozione del luogo, in particolar modo per quei paesi dotati di patrimonio culturale tangibile e immateriale. Infatti, i tentativi di sviluppo hanno cercato di valorizzare le risorse locali, per lo più monumentali e ambientali, in due opzioni principali: promozione turistica-culturale orientata alla fruizione del patrimonio e promozione dei prodotti del borgo e/o del più ampio contesto.
Inoltre, a livello europeo, le politiche di coesione e quelle ascrivibili all’approccio LEADER hanno finanziato gli operatori delle aree rurali attraverso l’impiego di diversi schemi, tuttavia il limite principale di questi strumenti appare essere collegato al fatto che i territori e le comunità siano visti come oggetto di sviluppo e non come soggetto. Inoltre, per molti operatori è poco chiaro come accedere a queste possibilità e in che modo contribuiscano all’equità all’interno di una comunità.
Sebbene tali politiche possano costituire uno stimolo allo sviluppo economico di un luogo, il futuro dei borghi e delle aree interne non passa esclusivamente per il turismo, ma per la capacità – più ampia – di un territorio di saper trattenere i propri giovani residenti e di attrarne di nuovi.

Quando una persona lascia la propria comunità, comunque la impoverisce a mezzo della sua assenza, soprattutto se l’emigrazione non è controbilanciata.


Tale capacità attiene alla governance delle aree interne, che non dipende solo dalle autorità locali in senso tradizionale, ma che invece è diffusa tra comuni, diverse agenzie, istituzioni non elettive anche attraverso il coinvolgimento del settore privato e del volontariato. Questo modello di governance ha delle implicazioni per le esperienze delle comunità locali e espone al rischio di frammentazione, incoerenza e inconsistenza le politiche protese allo sviluppo delle comunità locali.

L’assenza di coordinamento può amplificare il rischio che i processi culturali e sociali producano degli effetti collaterali e controintuitivi, invece che contribuire allo sviluppo delle comunità. Ciò appare particolarmente significativo quando si osservano i risultati di tali processi in modo sistemico, assumendo quindi una prospettiva di analisi più ampia, che tenga conto dell’impatto che tali politiche possano avere in un arco temporale più lungo e in aree diverse da quelle tradizionalmente presidiate dai decisori politici (e.g., i flussi turistici e/o le aperture di nuove attività legate al settore della ricettività).

Ristorante di un bogo turistico (source: ourescapeclause.com/10-day-sicily-road-trip-itinerary/)

L’osservazione degli effetti di breve associato all’uso di misure di volume sottende una prospettiva ristretta riguardo alla comprensione dell’efficacia delle politiche e appare ancor di più parziale se riferita all’intero esplicarsi della vita all’interno della comunità. Un angolo ottuso che non consente di guardare a come le diverse istituzioni possono insieme collaborare per sostenere lo sviluppo della comunità di un luogo e di riflesso del luogo stesso.
Volendo fare un esempio, un eccesso di focus sulla promozione delle qualità intrinseche di un territorio, sia che venga consumato in loco (turismo) o a distanza (per mezzo dei prodotti) può innescare dei meccanismi che nel lungo termine possano dare origine ad un rischio di divergenza tra comunità e contesto. L’attività di promozione e di riflesso quella di ospitalità richiedono che un luogo risulti “accogliente” e si caratterizzi come “prodotto” da visitare o gustare e che le comunità che lo vivono accettino delle innovazioni e dei miglioramenti (nuovi servizi e nuove/rinnovate attrazioni per i visitatori) che comportano crescenti investimenti e spese per servizi, in primis da parte del settore pubblico. Ciò si rende necessario per mantenere un’immagine e una reputazione costruita e comunicata che sia in linea con il posizionamento di mercato prescelto.

In che modo tali politiche possono generare un rischio di alterazione della comunità? Come conseguenza dell’osservazione esclusiva di alcune grandezze, i policy-makers saranno sempre più inclini ad allocare risorse in una certa direzione che appare foriera di risultati positivi. Un processo decisionale che esisterà politiche pubbliche orientate a rafforzare quei meccanismi di sostegno e promozione che pare abbiano dato risultati positivi. Infatti, ciò può determinare un miglioramento dei risultati sul piano finanziario riferibile ad un incremento degli incassi per le aziende del luogo (ristoranti e bnb) o degli introiti derivanti dalla tassa di soggiorno o dagli ingressi nei musei per gli enti locali, a cui è possibile associare anche un miglioramento della competitività della destinazione turistica in termini di visitatori e di visibilità e frequenza da parte dei tour operator. Allo stesso modo, un eccesso di focus su alcuni obiettivi strategici che appaiono pagare sul piano politico, finanziario e competitivo, lasciano sullo sfondo la comunità rurale e urbana che vive nel luogo e che continua ad avere i suoi bisogni.

Scolaro e anziani (source: @brcatenacci on flipboard)

In altri termini, si attiva un processo inerziale decadimento il cui rischio implicito sta nel far emergere una “comunità del posto” affiancata ad una “comunità di interessi”. Tra le due non persistono elementi di aperta contrapposizione, al contrario è abbastanza facile individuare aree di sovrapposizione e di comune interesse (pedonalizzazioni, eventi culturali, arredo urbano, sicurezza). Tuttavia, nella forma più sintetica, la prima continuerà ad avere come obiettivo un incremento della qualità della vita dipendente da un migliore livello di servizi pubblici per i residenti, mentre la seconda sarà interessata ad un incremento della capacità di ospitalità e appeal del luogo, come riflesso di servizi e attrazioni per visitatori esterni. Una differenza di obiettivi che pesa in modo particolare in quei contesti marginali che presentano risorse limitate e budget pubblici con tendenza decrescente e che rischia di essere inconciliabile perché non risolvibile soltanto nello sviluppo economico sotteso ad un incremento del flusso turistico, ancorché tendente ad essere destagionalizzato. In assenza di tentativi protesi a mitigare il rischio inerziale di sviluppare la suddetta alterazione della comunità di un borgo, o più estesamente di un contesto territoriale, quale ad esempio un’“area interna”, si determinerà un ulteriore indebolimento di più quei processi culturali e sociali che portano allo sviluppo delle comunità. Infatti, il rischio ulteriore è un luogo tenderà a caratterizzarsi sempre più come contenitore di attività, trasformandosi quindi in un luogo ripetitivo, una ambientazione, una scena ricorrente che possa essere vissuta, con gli adattamenti del caso, innumerevoli volte e da diversi avventori. Al contrario, sarà sempre meno l’insieme armonico tra una comunità e il contesto in cui essa è insediata: non solo contenitore, ma anche contenuto.

Mitigare il rischio di contrasto tra “comunità del posto” e “comunità di interessi” richiede delle politiche volte rendere armonico luogo, come spazio urbano e rurale, e comunità che lo abita e lo rappresenta. In particolare, tali politiche – intese come insieme di obiettivi, metodi di attuazione e servizi pubblici – devono essere orientate al miglioramento dei beni comuni (ecosistema naturale, spazio urbano, patrimonio culturale) e delle risorse locali (infrastrutture, capacità e qualità dei servizi pubblici, trasporti, produzione energetica, cultura). Beni comuni e risorse che se messi a valore a mezzo di politiche robuste, ossia basate sul consenso e sulla collaborazione coerente tra pubblico e privato, possano, a loro volta, contribuire a generare risultati che accrescano delle risorse strategiche essenziali per lo sviluppo della comunità, tra cui ad esempio un miglioramento della qualità della vita per le persone che vi abitano, dell’immagine del luogo che può attrarre residenti, turisti e imprese, e un rafforzamento del capitale sociale e della fiducia tra cittadini come base per lo sviluppo futuro della comunità.

Il borgo e la comunità dalla prospettiva di un museo (source: themayor.eu)

Questa ampia analisi ci consente di meglio delineare la sfida che riguarda lo sviluppo delle comunità, rispetto alla quale, come accennato all’inizio di questo scritto, una istituzione museale può giocare un ruolo pivotale. Un museo civico è custode di parte del patrimonio culturale che rafforza il sentimento di cittadinanza e a mezzo delle attività culturali favorisce la creatività, discute e promuove la diversità culturale, contribuisce al turismo e all’economia locale. In questa prospettiva, esso è una risorsa propulsiva per lo sviluppo della comunità locale perché è capace di creare radicamento e continuità storica tra passato e futuro, ossia di garantire che la comunità sia viva e che la sua storia si tramandi nell’unità civica.

Nel contesto locale, i problemi caratterizzanti le comunità dei piccoli borghi delle aree interne, rappresentano dei temi rispetto ai quali il sostegno alla produzione artistica può contribuire all’analisi con delle domande o contribuire alla definizione di risposte. Temi quali identità, accoglienza, ambiente, contrasto città-campagna, concezione della famiglia, povertà, tradizioni, cittadinanza, migrazioni, solidarietà, etica, spreco alimentare, inquinamento, solo per fare alcuni esempi, sono centrali nei percorsi di ricerca di molti artisti e curatori.

Promuovere la storia e l’identità di un luogo, da un lato, e discutere di temi che riguardano le società contemporanee, dall’altro, richiede che un museo si ponga come attore della comunità attraverso il sostegno ad una produzione culturale che sia indirizzata a diversi obiettivi strategici. Nel solco di questa sfida è possibile collocare il ruolo di un museo “come dispositivo di produzione culturale” per lo sviluppo della comunità con riferimento a tre principali livelli di intervento:

  • micro, ossia quelle iniziative in cui il museo è punto di riferimento per le attività che gli sono proprie, istituzionali;
  • macro, ossia quelle iniziative collegate alla capacità inter-istituzionali di fare rete, in collaborazione strutturata con altri soggetti;
  • meso, che riguarda la capacità di intervenire su temi specifici, ponendosi come interlocutore e leader culturale con iniziative peculiari su determinati campi d’azione.

Per sviluppare una discussione che chiarisca in che modo una azione del museo articolata su tre livelli di intervento possa essere indirizzata allo sviluppo della comunità, è necessario assumere come ipotesi che un museo abbia sviluppato un sufficiente grado di consapevolezza sul primo livello di intervento, inteso come il prodotto di una consolidata attività core. Ciò è necessario per conferire al management culturale e all’istituzione in senso più ampio la credibilità e le esperienze minime per interloquire e strutturare rapporti di fiducia con altri soggetti in rete. Avendo premesso ciò, è quindi possibile discutere – con riferimento ai livelli macro e meso – il ruolo del museo come dispositivo di produzione culturale che agisca in risposta ad un obiettivo strategico: sostenere lo sviluppo della comunità nel territorio.

Con riferimento al livello di azione inter-istituzionale, il museo può agire come soggetto partner o come istituzione-guida nella costituzione di reti funzionali e specializzate. Tali reti possono essere costituite in risposta a due esigenze: 1) valorizzazione del patrimonio culturale attraverso una offerta museale di area; 2) coordinamento tra le attività delle diverse agenzie culturali con riferimento alla produzione culturale e allo sviluppo quali/quantitativo delle stesse istituzioni. Con riferimento a questi due esigenze, i benefici derivanti dalla costituzione e gestione di reti tra musei dovrebbero essere condivisi con le altre istituzioni locali per incentivare le politiche di supporto allo sviluppo di reti, possibilmente estese ad altri settori (e.g., l’università, la ricerca, la scuola, le associazioni culturali e quelle promotrici di eventi d’interesse) seguendo un’ottica di sistema.

Da ciò discende, non solo, l’importanza del coinvolgimento attivo dei comuni dell’area e delle altre istituzioni pubbliche come soggetti promotori di musei, ma anche, auspicabilmente, il coinvolgimento di altre aziende pubbliche e private operanti “a monte” e “a valle”, rispetto alle istituzioni culturali che hanno una incidenza diretta sui quei principali processi di community development, ossia la predisposizione di una offerta museale per valorizzare il patrimonio e la produzione culturale per crearne di nuovo. Infatti, la configurazione a rete, in particolare quando prevede un nodo centrale (c.d. hub) a cui siano collegati diversi nodi periferici (c.d. spoke), differenziati per funzione, riesce a raggiungere livelli di efficacia/qualità della proposta e dei servizi più elevati anche in presenza di elementi di dispersione e distanziamento geografico. Ciò avviene poiché le risorse – tra cui ad esempio le competenze, le dotazioni, l’appartenenza ad altre reti, le professionalità coinvolte – intorno alle quali si costituisce la rete riescono a generare effetti sinergici.

In altri termini, significa prevedere e sostenere l’organizzazione in rete delle istituzioni culturali intorno alle caratteristiche dell’istituzione e/o di specifiche competenze del management che pro tempore le governa, o ancora, in ragione dell’offerta culturale che esso propone, e non, invece, in base alla localizzazione geografica o alla capacità attrattiva delle singole strutture. Ciò significherebbe articolare percorsi culturali differenziati, utilizzando la rete come meccanismo di coordinamento attraverso il ruolo esercitato dal nodo centrale con riferimento a specifici temi, sui quali rappresenta all’interno della rete l’eccellenza in quel campo. In questo senso, il ruolo degli altri nodi è di integrazione funzionale e investirebbe gli aspetti di valorizzazione del patrimonio e di produzione culturale. Tale configurazione ha delle implicazioni in termini di diffusione a livello comprensoriale delle iniziative, includendo tra queste un più ampio ventaglio di supporto esterno (sponsor, associazioni, collaboratori) per la realizzazione di iniziative, ma più in generale effetti di propagazione e efficacia del dibattito culturale.

Un terzo livello di intervento ha ad oggetto il ruolo del museo all’interno di specifici campi d’azione orientati allo sviluppo della comunità. In particolare, un museo può esercitare un ruolo nella promozione del brand locale trasferendo la capacitò attrattiva verso il luogo con benefici per l’economia locale. Tale capacità emerge sia dalle caratteristiche del luogo che del museo stesso, ma va relazionata con gli operatori economici del settore turismo, in particolare per ciò che concerne ad esempio la formazione degli stessi riguardo al patrimonio storico locale, anche in considerazione della crescente deregolamentazione del settore delle guide/accompagnatori turistici. In questo senso, da non sottovalutare anche gli spazi di interlocuzione e partnership per migliorare l’accessibilità e la fruizione dell’intero patrimonio, anche attraverso specifici progetti-pilota.

Nel contesto della società della conoscenza e della condivisione, un museo può interpretare al meglio, anche attraverso le nuove tecnologie, le proprie capacità educative e di ricerca a beneficio dei bambini ed i ragazzi in età scolare. Intraprendere tali percorsi formativi costituirebbe uno stimolo per lo sviluppo della creatività nelle future generazioni. Inoltre, la missione educativa “alla bellezza” potrebbe essere affianca dalla creazione di una offerta formativa finalizzata allo sviluppo di certe professioni creative sia in senso strettamente artistico (pittura, scultura, fotografia) che artigianale (produzione di manufatti di pregio o restauro degli stessi), anche attraverso il digitale. In questo senso, degli strumenti che potrebbero sostenere iniziative di questo mantenendo un forte collegamento con gli aspetti educativi e di ricerca sono la creazione di spin-off in grado di attivare percorsi imprenditoriali creativi e i FabLab in grado trasformare in prodotti tridimensionale immagini bidimensionali ad un costo molto basso. Entrambi gli strumenti possono accrescere la catena del valore di un museo.

Inoltre, un museo potrebbe esercitare un ruolo anche con riferimento ai processi di pianificazione urbana e segnatamente nel design urbano. Lo spazio urbano e rurale potrebbe essere assunto come superficie espositiva per la “denuncia” o per la “esaltazione” e comunque per richiamare l’attenzione verso alcuni elementi urbani o aree rurali che meritano interventi di rigenerazione o valorizzazione. In questo senso, fondamentale appare la collaborazione con le associazioni locali, la società civile e gli addetti ai lavori attraverso cui avviare percorsi collaborativi di rigenerazione e di innovazione nel design, come ad esempio vere e proprie campagne di crowdfunding finalizzate al restauro di aree o edifici dismessi anche come recupero delle case del centro storico in risposta a nuove esigenze abitative.
Il ruolo delle istituzioni culturali per il miglioramento dell’inclusione sociale e del benessere delle comunità è decisamente sottoutilizzato, con la sola esclusione del dibattito intorno all’accessibilità fisica. Il museo potrebbe attivamente collaborare a specifici progetti che mirino alla integrazione delle fasce più deboli e più escluse della società attraverso l’arte e lo sviluppo della sensibilità di soggetti con particolari difficoltà esistenziali (violenza, traumi, disturbi psichici, soggetti NEET). Su questi temi rilevano le relazioni con le istituzioni quali il comune, la regione e il servizio sanitario. Una collaborazione più salda in questo senso consentirebbe al museo di essere riconosciuto come soggetto in grado di operare a più livelli e con ruoli che vanno ben oltre la mera attrazione turistica.

Infine, sebbene queste aree di intervento possano sembrare distanti rispetto alle funzioni tradizionali di un museo, discutere il ruolo che una istituzione culturale può svolgere per lo sviluppo della comunità significa anche descrivere l’agire rispetto a nuovi obiettivi e identificare dei metodi che siano strumentali rispetto al raggiungimento di questi nuovi traguardi. In modo più sintetico, un nucleo di obiettivi che renderebbero il museo un attore rilevante per lo sviluppo delle comunità sono: offrire un sostegno all’economia locale supportando la diversificazione economica e la promozione dell’economia culturale; rafforzare la proposta educativa e di ricerca, contribuendo anche ad innovare il profilo urbano attraverso l’arte ed il design; promuovere il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità locali configurando il museo come spazio per l’inclusione.

Per concludere, il ruolo del museo “come dispositivo di produzione culturale” per lo sviluppo e la rigenerazione della comunità nel territorio passa per una rilettura del rapporto che vi è tra istituzione e patrimonio culturale. In questa prospettiva, è necessario un ampliamento della relazione sino a includere i beni comuni che rappresentano una dotazione non trascurabile per lo sviluppo delle comunità locali nei confronti della quale il museo potrebbe contribuire. Infatti, non solo il patrimonio culturale tangibile e immateriale ma anche le risorse naturali e relazionali possono essere considerate di interesse delle azioni di un museo, in quanto sostengono la creatività, la diversità, lo sviluppo economico contribuendo ad accrescere l’attrattività di un contesto. Tali interventi, se integrati a livello di rete e sistemici su specifici campi di azione, possono contribuire a loro volta a migliorare i beni comuni, avviando la rigenerazione delle comunità delle aree interne come processo in grado di frenare lo spopolamento. Ciò si renderebbe possibile attraverso il contributo che tali politiche culturali apporterebbero al rafforzamento del capitale sociale, al miglioramento dell’immagine del contesto, ad un incremento della qualità della vita e la rigenerazione urbana e rurale delle “aree interne”.

Con questo scritto abbiamo voluto offrire un punto di vista strategico sul management di una istituzione culturale che sappia interpretare un museo non limitato alla valorizzazione del patrimonio culturale per finalità espositive o ancora meno di mera promozione territoriale, ma che attraverso una coraggiosa produzione culturale abbia invece l’ambizione di generare un impatto su risultati di tipo sociale: lo sviluppo della comunità.

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